home > In Primo Piano > GENOVA: MONS. TASCA SU LAVORO E PACE
GENOVA: MONS. TASCA SU LAVORO E PACE
Martedì, 14 Ottobre 2025
Intervista a monsignor Marco Tasca, arcivescovo di Genova, durante il pellegrinaggio in Egitto: “Voi, cari Maestri del Lavoro, ci ricordate come è importante il lavoro e come è importante anche tramandare, insegnare a tanti altri non solo l’abilità, ma anche la bellezza del lavoro. Cari Maestri, grazie per il vostro prezioso servizio e ministero”.
“Il Santo Padre richiama ogni giorno il tema della pace, il bisogno e l’urgenza della pace, lui che si fa portatore di darsi una possibilità, di mettere insieme le differenze: credo che sia questa oggi la grande sfida a cui siamo chiamati, perché le grandi guerre ci parlano della fatica di mettere insieme le differenze tra popoli, tra culture, tra storie”.
di Maria Rosaria Esposito Venezia*
Abbiamo intervistato il 5 settembre al Cairo, monsignor Marco Tasca, arcivescovo di Genova durante il pellegrinaggio in Egitto. Eccellenza, come Console metropolitano genovese della Federazione nazionale Maestri del Lavoro, innanzitutto desidero ringraziarLa per la concessione di questa intervista. Stiamo percorrendo un itinerario di conoscenza e di fede in terra d’Egitto, ove ha sostato la Sacra Famiglia: che cosa significa per un pellegrino mettersi in cammino e come deve predisporsi una persona per fare un buon cammino?
“Intanto saluto tutti voi, cari Maestri del Lavoro, che ci ricordate come è importante il lavoro e come è importante anche tramandare, insegnare a tanti altri non solo l’abilità, ma anche la bellezza del lavoro. Certo, oggi viviamo questo momento qui, dove Maria e Giuseppe con Gesù sono dovuti fuggire, e questo è già il primo aspetto di questo pellegrinaggio. La Sacra Famiglia fugge, non ha scelto di partire, non ha scelto di andare, è dovuta partire per salvaguardare Gesù Bambino e la Sacra Famiglia. Quindi credo che sia importante oggi, in questo pellegrinaggio, ricordare le tante persone che sono obbligate a lasciare la propria terra per tantissimi motivi. Come ci hanno raccontato anche in questi giorni, come è bello vedere quanti segni di attenzione ci sono stati nei confronti della Sacra Famiglia. Credo che il messaggio più bello sia quello di sentirci anche noi “in cammino”, un cammino in cui siamo insieme a tanti altri fratelli e sorelle e abbiamo davanti l’unico compito di salvare Gesù: Maria e Giuseppe dovevano salvarlo fisicamente, noi siamo chiamati a salvarlo spiritualmente, nel nostro cuore e in questo nostro tempo”.
Molte zone del mondo registrano, purtroppo, guerre lunghe e crudeli – alcune totalmente dimenticate. Secondo Lei, quali atteggiamenti e quali azioni mettere in atto, perché si possa mettere fine a questi conflitti?
“Certamente noi abbiamo questa grande sfida che sono le guerre, ringrazio davvero il Santo Padre per quante volte richiama il tema della pace, il bisogno e l’urgenza della pace, lui che si fa portatore di darsi una possibilità, di mettere insieme le differenze: credo che sia questa oggi la grande sfida a cui siamo chiamati, perché le grandi guerre ci parlano della fatica di mettere insieme le differenze tra popoli, tra culture, tra storie. Credo che la cosa più bella oggi per noi sia quella di riuscire a mettere insieme le differenze che ogni giorno incontriamo, in famiglia, nel lavoro, nella scuola, nelle relazioni, quanto è importante saper mettere insieme le differenze e cogliere il bello e il grande in ogni persona e quindi riuscire a coniugare, a mettere insieme quello che noi siamo con quello delle altre persone che il Signore ci fa incontrare ogni giorno”.
I genovesi e i liguri hanno risposto numerosi e con grande generosità alla proposta di mobilitazione promossa dall’associazione Music for Peace e dal CALP (Collettivo Autonomo dei Lavoratori Portuali) a supporto della missione della Global Sumud Flotilla di portare aiuti alla popolazione palestinese stremata dalla fame. La Federazione Maestri del Lavoro ha contribuito in modo significativo raccogliendo fondi non solo dalla Liguria ma anche da Consolati di altre regioni e province italiane. Anche la Chiesa di Genova e la Caritas diocesana, in particolare, hanno sostenuto tale iniziativa: quali sono i sentimenti della diocesi genovese? E quali ulteriori progetti concreti possono essere realizzati per aiutare le popolazioni in difficoltà, non solo in Palestina ma in Sudan, in Ucraina e in altri territori teatri di guerra?
“Io credo che la scelta fatta sia quella di non assuefarsi alla tragedia. A me pare che forse ci sia un po’, per tanti motivi, la grande tentazione di assuefarsi a queste situazioni, di dire: che posso farci io? E allora dobbiamo chiederci che cosa possiamo fare noi, concretamente, ogni giorno. Anche qui ci viene in aiuto il nostro Papa, che ci dice di stare attenti alle “parole”: le parole hanno un peso enorme, e credo che questo sia un messaggio che ogni giorno possiamo vivere, in famiglia, nel lavoro, nelle relazioni: togliere tutta la violenza che ci può essere nelle parole. Creo che sia questo il primo segno concreto e forte che possiamo dare, il nostro apporto affinché le guerre finiscano; le guerre nascono dal non essere capaci di togliere la violenza dalle parole”.
Entrando in un ambito più spirituale, Le chiedo quali siano i motivi della carenza di vocazioni, di sacerdoti?
“Guardando anche alla situazione del matrimonio – i matrimoni sono in calo, moltissimo – c’è, mi pare, la paura del “per sempre”: c’è paura di impegnarsi per sempre perché pare che sia una diminuzione della mia libertà, della mia creatività, di poter gestire il mio futuro. Invece è vero esattamente il contrario: il “per sempre” mi dà sicurezza, stabilità, mi dà possibilità di guardare il futuro con speranza, gioia, serenità. Credo che sia questo, oggi, il grande motivo che spinge tanti giovani, uomini e donne a non intraprendere la via del matrimonio, o del sacerdozio, o della vita religiosa. Io ho la possibilità di poter incontrare, in cattedrale, chi è sposato da cinquant’anni: davvero vedi nei loro occhi la gioia, la serenità, e anche la fatica, come no? E lo dicono chiaramente, “guardi che è stata veramente una cosa difficile, ma siamo contenti di aver detto quel sì per sempre”. Quanto è bello sentire le storie di chi è sposato da cinquant’anni, di chi è sacerdote da cinquant’anni, hanno davvero qualcosa da dirci sulla bellezza del - per sempre”.
Sullo scenario mondiale si manifestano numerosi movimenti anticristiani, un ateismo diffuso, la totale mancanza di spiritualità, un individualismo ed egoismo sempre più imperanti. Quali spunti di riflessione ci suggerisce? Ci sono delle responsabilità dei laici che andrebbero messe in evidenza?
“Prendendo spunto dalla Parola di Dio, il Vangelo ci dice chiaramente “da questo vi riconosceranno: se vi vorrete bene”. Allora il modo migliore per affrontare, per vivere questa realtà di chi non crede è proprio quello di chiederci: “siamo testimoni che ci vogliamo bene?” La gente, gli altri, possono dire: “ma guarda come si vogliono bene”? Anche nelle nostre comunità, nelle nostre parrocchie, c’è davvero questa fatica del volersi bene in quanto tutti figli di Dio e fratelli di Gesù Cristo. Credo che sia la più bella testimonianza che oggi possiamo dare, non occorre fare grandi discorsi, grandi programmi, occorre davvero il ri-dire e ri-dirci che siamo contenti di essere cristiani, che siamo contenti poi di condividere questo con altri uomini e donne: “da questo vi riconosceranno”. Credo che sia questo il più bel segno che oggi possiamo dare a questo nostro mondo”. Come si esprime la Conferenza Episcopale Italiana riguardo alla grave situazione sociale che ci vede coinvolti in conflitti sempre più vicini senza spiragli di risoluzione?
“I vescovi italiani hanno detto chiaramente che la strada da percorrere è l’attenzione primaria al bene comune. Finché non preferiamo il bene comune al nostro individualismo, al nostro egoismo, al pensare a noi stessi, credo che non avremo una grande crescita, un grande futuro. E allora dobbiamo chiederci: qual è il bene comune della nostra città, della nostra chiesa? Perché, se guardiamo al nostro piccolo mondo, dobbiamo davvero dire che non ce la faremo mai! E allora credo che questa attenzione al bene comune sia una grande linea sulla quale tutti possiamo camminare, tutti possiamo dare il nostro apporto per il bene comune”.
Nella Chiesa, purtroppo, si sono verificati tanti scandali, tante situazioni poco chiare ad oggi ancora non risolte: qual è la Sua posizione riguardo alla necessità di una maggiore trasparenza nelle attività della Chiesa, per una maggiore credibilità?
“Credo che la cosa più bella sia quella di camminare insieme: soltanto così, camminando insieme, saremo capaci di affrontare quello che ci può succedere nella vita della Chiesa e delle persone, e anche negli scandali, soltanto camminando insieme e mettendo in comune quello che noi siamo e quello che facciamo. E penso alle nostre parrocchie, quanto è bello che ci sia il Consiglio pastorale parrocchiale, il Consiglio per gli affari economici, che insieme cercano di animare la realtà parrocchiale, la realtà della comunità cristiana. Quindi credo che la strada sia quella della condivisione, che ci porterà – per forza – alla trasparenza, perché insieme siamo capaci di “gestire le cose”: se lo facciamo insieme ci diamo una mano, nella misura del possibile, alla trasparenza, al camminare insieme, alla condivisione”.
Eccellenza, la Federazione Nazionale Maestri del Lavoro è al di sopra di ogni indirizzo ideologico, politico, religioso, sindacale ed opera – senza fini di lucro - per il raggiungimento di scopi umanitari e sociali: vuole trasmettere un Suo messaggio alle Maestre e ai Maestri del Lavoro?
“Vorrei citare una frase di san Francesco che mi ha sempre colpito: quando san Francesco d’Assisi parla del lavoro, dice: la grazia del lavoro, quanto è importante riconoscere che non è soltanto un mezzo di sussistenza - ovviamente importantissimo - ma è una grazia quella che il Signore ci fa con il lavoro; e grazia vuol dire rendere grazie al Signore per questo, e quindi essere motivo di ringraziamento e coinvolgere anche gli altri in questa opera di ringraziamento; ciò vuol dire, anche, mettere in comune quella che è la bellezza del mio lavoro, quello che mi spinge al mio lavoro, cioè sentire che non è solo una cosa esterna a me, o che mi permette di fare, ma che mi fa dire: grazie Signore di questo lavoro che mi dai, fa’ che io lo sappia mettere al servizio degli altri, non solo di me stesso, che io sappia che questo lavoro che tu mi hai donato è una possibilità per incontrare gli altri, per stare con gli altri, per condividere e supportare gli altri: è questa la grande grazia, credo, che oggi abbiamo e che chiedo al Signore per tutti noi e anche per voi, cari Maestri del Lavoro, grazie ancora per il vostro prezioso servizio e ministero”.
La ringrazio molto, Eccellenza, per il tempo che mi ha dedicato e per i tanti spunti di riflessione che ha proposto.
*MdL, Console Metropolitano di Genova
Nelle foto: Monsignor Marco Tasca, arcivescovo di Genova durante il pellegrinaggio di conoscenza e di fede in terra d’Egitto con i genovesi sui luoghi della Sacra Famiglia
Stampa la Pagina Salva la Pagina in PDF