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INSIEME, CONTRO I FEMMINICIDI
Mercoledì, 10 Dicembre 2025
Nella provincia anconetana, nella frazione di Pianello Vallesina il 3 dicembre a ridosso della giornata contro la violenza sulle donne, si è consumato un femminicidio, un fatto che si aggiunge ad altri per contarne ad oggi ben 95 a livello nazionale e che ci scuote nelle coscienze. Le donne vanno contate da vive, non da morte. Parlo come madre, come figlia, come essere umano, come parte di una comunità. Condanniamo l’indifferenza. Onorate di essere Maestre del Lavoro con i Maestri della Famiglia Magistrale che sapranno schierarsi dalla parte giusta e condannare convinti della bellezza di una comunità unita nella diversità
Un grave fatto di cronaca è accaduto nella provincia anconetana, nella frazione di Pianello Vallesina: un paesaggio collinare solcato dal fiume Esino, vedute panoramiche su borghi medievali nella cornice della omonima Valle, la zona del verdicchio, luogo tranquillo tra storia e tradizioni, un migliaio di abitanti, gente semplice e laboriosa.
Eppure, proprio qui, a pochi minuti dalla mia residenza, il 3 dicembre a ridosso della giornata contro la violenza sulle donne, si è consumato un femminicidio, non isolato nelle piccole Marche, un fatto che si aggiunge ad altri per contarne ad oggi ben 95 a livello nazionale e che ci scuote nelle coscienze: la vita spezzata di una donna non è solo cronaca, ma è una ferita nella nostra società. Le donne vanno contate da vive, non da morte, parlo come madre, come figlia, come essere umano, come parte di una comunità.
Non è solo un problema femminile ma un sistema che impone ruoli rigidi anche agli uomini e probabilmente il fattore scatenante che genera violenza, ma solo un "debole" usa la violenza come strumento di predominio, fisico o psicologico.
Nella società moderna alimentata da inquietudini globali la donna cittadina e lavoratrice è pronta al confronto ma al tempo stesso attende la parità di diritti e doveri come definiti dalle leggi. Per questo non possiamo né dobbiamo abbassare la guardia, qualcosa non funziona visto quello a cui assistiamo, siamo sgomenti ma non possiamo rimanere passivi: serve un impegno collettivo per superare questi schemi, urge una disputa per la giustizia e le pari opportunità per tutti.
La giustizia sociale si reclama nelle cabine elettorali, nei luoghi di lavoro, nelle relazioni personali, nell'arte, nella letteratura, attraverso lo studio, l'insegnamento, la cultura: nessuna terra deve più raccogliere il sangue di una donna uccisa.
Onorate di essere Maestre del Lavoro con i Maestri della Famiglia Magistrale che sapranno schierarsi dalla parte giusta e condannare convinti della bellezza di una comunità unita nella diversità. Da cittadina che rifiuta ogni forma di violenza
Mdl Germana Chiariotti
Referente Commissione Realtà Femminile nella Famiglia Magistrale - Consolato di Ancona
Nella foto: una panchina rossa contro la violenza sulle donne
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