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GLI AUGURI DI MATTARELLA AI MAESTRI DEL LAVORO

Sabato, 20 Dicembre 2025

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LA CERIMONIA AL QUIRINALE

Anche il Presidente della Federazione Nazionale, Elio Giovati, ha partecipato al Quirinale, con il Presidente dei Cavalieri del Lavoro, Ugo Salerno, alla cerimonia per lo scambio degli auguri con i rappresentanti delle Istituzioni, delle forze politiche, della società civile e delle Associazioni

A conclusione della cerimonia il Presidente Sergio Mattarella, stringendo la mano a Elio Giovati, gli ha detto: “Mi saluti i Maestri del Lavoro. Complimenti, Auguri”.  Il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, ha aggiunto, rivolgendosi a Giovati: “Viva i Maestri del Lavoro”

L’importante discorso del Capo dello Stato: “Questo tradizionale appuntamento di fine anno, con chi riveste ruoli di rilievo nelle istituzioni e con quanti ricoprono responsabilità nei diversi comparti della vita sociale, ci invita a volgere lo sguardo verso il futuro, cercando i motivi su cui fondare una speranza che non sia una mera espressione rituale. La nostra comune speranza oggi ha il nome della pace. Una pace vera e giusta ovunque che ponga fine all’incertezza e al disorientamento indotti dalla attuale situazione internazionale”

Si è svolta al Palazzo del Quirinale la tradizionale cerimonia per lo scambio degli auguri di fine anno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con i rappresentanti delle Istituzioni, delle forze politiche e della società civile e delle Associazioni.

Alla cerimonia, nel Salone dei Corazzieri, hanno presenziato i Presidenti del Senato della Repubblica, Ignazio La Russa, della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, e della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso. Dopo l'indirizzo di saluto del Presidente del Senato La Russa, il Presidente Mattarella ha rivolto un discorso ai presenti.

Alla cerimonia per la Federazione Nazionale dei Maestri del Lavoro era presente il Presidente Elio Giovati e anche il Presidente della Federazione Nazionale Cavalieri del Lavoro (nostro Presidente Onorario), Ugo Salerno. Al termine della cerimonia il Presidente Mattarella, uscendo dalla Sala dei Corazzieri, durante il percorso, si è intrattenuto con diversi rappresentanti della società civile, fra questi anche il nostro Presidente Giovati al quale si è rivolto con la consueta affabilità contraccambiando gli auguri e pregando di estenderli a tutte le Maestre e i Maestri: “Mi saluti i Maestri del Lavoro. Complimenti, Auguri a tutti voi”. Giovati ha aggiunto: “Sono qui con il Presidente dei Cavalieri del Lavoro, Salerno”. Mattarella salutando entrambi ha detto: “Mi fa molto piacere vedervi insieme qui al Quirinale. Auguri ad entrambi”.

Il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, che accompagnava Mattarella, ha, festosamente, aggiunto rivolgendosi a Giovati: “Viva i Maestri del lavoro”.

 Nell’importante discorso il Presidente della Repubblica Mattarella ha particolarmente sottolineato che “questo tradizionale appuntamento di fine anno, con chi riveste ruoli di rilievo nelle istituzioni e con quanti ricoprono responsabilità nei diversi comparti della vita sociale, ci invita a volgere lo sguardo verso il futuro, cercando i motivi su cui fondare una speranza che non sia una mera espressione rituale. La nostra comune speranza oggi ha il nome della pace. Una pace vera e giusta ovunque che ponga fine all’incertezza e al disorientamento indotti dalla attuale situazione internazionale. Abbiamo il dovere di coltivare e consolidare ogni piccolo spiraglio che si apra rispetto ai conflitti in corso, in Ucraina come in Medioriente. Con l’obiettivo di costruire quella “pace permanente”, come la definì il presidente Franklin D. Roosevelt che affermava: “Più che una fine della guerra vogliamo una fine dei principi di tutte le guerre”. Pace, quindi, come affermazione del diritto sulla forza delle armi. Pace come condizione di libertà e di sviluppo”.

Il Presidente Mattarella ha aggiunto: “Nell’anno che si avvicina celebreremo gli 80 anni della Repubblica. 80 anni di democrazia, di sviluppo, di pace. Quale insegnamento dobbiamo trarre da quel che abbiamo realizzato, raccogliendo quanto costruito dalle generazioni che ci hanno preceduto? Il primo valore su cui porre l’accento ce lo consegna la parola “insieme”: la Repubblica ha vissuto e vive del contributo di ciascuno. Dell’impegno, della responsabilità, del sacrificio di ogni italiano. Della loro partecipazione. Insieme è anche l’antidoto alla sfiducia verso il futuro. Insieme vuol dire popolo. Significa partecipazione alla vita collettiva. È la radice di quella unità che la Costituzione pone a fondamento della Repubblica. Partecipazione sembra parola desueta in un tempo caratterizzato da una crescente astensione elettorale. Alle ultime elezioni regionali ha votato meno del 45 per cento degli aventi diritto. Nelle precedenti tornate la percentuale era già in discesa e dobbiamo purtroppo constatare che questa tendenza prosegue. Non ci si può stancare di ripeterlo: una democrazia di astenuti, di assenti, di rassegnati è una democrazia più fragile e a subirne danno sono i cittadini. Riflettere su questo fenomeno è un dovere di tutti, mentre talvolta si ha l’impressione che l’astensionismo sia una sorta di problema del giorno prima, come se, dopo, a contare fosse soltanto chi ha vinto e chi ha perso e tutto tornasse a essere normale. Una società che non si preoccupasse quando la maggioranza assoluta degli elettori sceglie di non votare non si accorgerebbe che si riduce la sua solidità, che la sua politica rischia di esaurirsi nella autoreferenzialità. Senza questa presa di coscienza si contribuirebbe, involontariamente, ad alimentare la disaffezione, il senso di estraneità alla vita delle istituzioni. Spezzare questo circolo vizioso è interesse di tutti, perché è un’ampia, consapevole partecipazione a conferire una forte legittimazione.  Soprattutto dovremmo riflettere sulle ragioni che inducono gli elettori più giovani a disertare le urne. Spesso non si tratta di un generico rifiuto della politica. Al contrario, una parte significativa del mondo giovanile mostra ampia, preziosa propensione all’impegno civile, alla mobilitazione sui grandi temi del nostro tempo, dalla pace all’ambiente, al volontariato, alla vita associativa. Ma tanti decidono di non votare. Indagando sulle cause di questo rifiuto, approfondendo le ragioni di questa diffidenza potremmo forse comprendere come fare emergere più ampia partecipazione. Il pluralismo delle idee, la dialettica tra opinioni diverse, il confronto tra posizioni culturali anche molto distanti sono indispensabili alla democrazia. Ma quando le sbrigative categorie amico/nemico prevalgono sulla fatica di trovare risposte condivise nell’interesse collettivo, quando si producono fratture che dividono le nostre società si alimentano i germi della estraneità alla politica”.

“Sul piano economico l’anno che si conclude ci ha consegnato alcuni risultati positivi. – ha ancora detto Mattarella nel suo discorso al Quirinale - L’occupazione ha avuto una fase di crescita e mostra tenuta, nonostante il prodotto interno si muova con lentezza, come avviene a livello europeo. I conti pubblici sono tenuti dal Governo sotto un prudente controllo, e questo ha contribuito a determinare un forte raffreddamento dello spread e un importante apprezzamento delle agenzie internazionali. L’affidabilità del Paese è un valore preservato e da preservare. Nell’interesse dei cittadini, delle imprese, dei risparmiatori. E tanto più è prezioso questo valore quanto più alto è il carico del debito pubblico. Nonostante il rallentamento della produzione industriale l’esportazione delle nostre aziende continua a vedere l’Italia sempre più ai primi posti nel mercato mondiale, a conferma di quanto, per la nostra economia, sia sempre vantaggiosa la reciproca apertura dei mercati. A questi dati rassicuranti, e alle potenzialità che esprimono, si affiancano problemi e questioni aperte. Oltre a quella indicata dal Presidente del Senato sulla sicurezza sul lavoro, non si può ignorare la condizione di oltre cinque milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà. Se l’occupazione degli over 50 ha raggiunto livelli alti, ed è confortante, il lavoro delle donne è ancora sotto la media europea e l’occupazione dei giovani si registra insufficiente. Abbiamo il problema, annoso e pesante, del valore reale delle retribuzioni. Soprattutto, non da ora, di quelle di primo ingresso nel mondo del lavoro. È legittimo e necessario che ogni forza politica abbia la sua agenda, le sue priorità, una sua visione della realtà e delle dinamiche che la muovono. Ma oltre al confronto e alla fisiologica dialettica deve esserci anche la   condivisione di alcuni obiettivi fondamentali su cui lavorare insieme per assicurare il bene dell’Italia. Ci sono alcuni grandi temi della vita nazionale che vanno oltre l’orizzonte delle legislature, e attraversano le eventuali alternanze tra maggioranze di governo. Temi che richiedono programmi a lungo termine, investimenti di risorse ingenti, impegni e sacrifici che riguarderanno le generazioni che verranno. Questioni strategiche che definiscono per il loro contenuto il futuro della nostra Repubblica”.

Mattarella ha poi insistito molto sulla politica internazionale, sulle alleanze dell’Italia, sulle scelte dell’Europa, sui Trattati, sulla sicurezza nazionale ed europea, sulla difesa, sulla politica energetica che assicuri autonomia, sull’intelligenza artificiale, sull’ammodernamento della rete di infrastrutture. 

Mattarella: “Vorrei inoltre richiamare l’attenzione sulla questione demografica, con la crescente flessione della natalità. Si tratta di un problema dalle grandi ricadute sociali, i cui effetti, già oggi visibili, aumenteranno nel medio e nel lungo periodo. Problema acuito dal fenomeno in aumento dell’abbandono di tante nostre ragazze e tanti nostri ragazzi – solo nell’ultimo anno un numero molto grande e preoccupante – che scelgono di costruire il loro futuro fuori dall’Italia. Si tratta, come è evidente, di grandi questioni che toccano complessivamente l’interesse nazionale, sulle quali è auspicabile uno sforzo comune per individuare elementi di convergenza, trovando il modo di coinvolgere le migliori energie del Paese”.

Ho fatto riferimento alla partecipazione come elemento vitale che anima la vita della nostra Repubblica. È prezioso il contributo di ognuno alla comunità di cui fa parte.

Infine, il Presidente Mattarella ha fatto riferimento alla partecipazione fatta anche di domande, di risposte, di confronto, di fiducia nei confronti delle istituzioni.

Mattarella: “A chi è chiamato a rappresentare le istituzioni, a dare loro un volto e una voce, a chi ha l’onore di servirle è chiesto di corrispondere a queste attese e a questa fiducia. La fiducia dei cittadini è la risorsa più preziosa per lo Stato.  Su di essa si basa il patto costituzionale della nostra convivenza. Anche per questo desidero esprimere il ringraziamento della Repubblica alle donne e agli uomini che ogni giorno svolgono il loro dovere con competenza, abnegazione, onestà, dignità e onore in ogni settore della vita pubblica. Abbiamo corpi e strutture amministrative di vera eccellenza, che rappresentano un patrimonio di alto valore e che operano, in stragrande maggioranza, come prescrive la Costituzione, garantendo indipendenza, imparzialità, buon andamento del funzionamento degli uffici, nello Stato, nelle Regioni, nelle Province, nei Comuni, in ogni amministrazione; non per fedeltà all’uno o all’altro ma per lealtà alla Repubblica e alle sue istituzioni”.

Il Presidente ha concluso il suo discorso così: “Grazie, quindi, a chi lavora nelle pubbliche amministrazioni al servizio dei nostri concittadini. A chi insegna e a chi opera, dedicandovi la vita, nella scuola e nell’Università. A coloro che, agenti della Polizia penitenziaria, operatori e volontari, negli istituti carcerari si preoccupano del reinserimento di chi vi è recluso. Ai medici, agli infermieri, ai ricercatori che con passione e dedizione si prendono cura di chi soffre a causa di una malattia. A chi, con il lavoro di giornalista, garantisce libertà e pluralismo dell’informazione. Ai nostri militari che si impegnano con professionalità e sacrificio, in patria e all’estero, per assicurare pace e sicurezza. Alle forze dell’ordine che tutelano la nostra serena convivenza. A chi adempie il suo mandato elettivo con lo sguardo rivolto non alle successive elezioni ma all’orizzonte del bene comune dell’Italia. A tutte e a tutti l’augurio più sincero di buone festività”.

Nelle foto: il Presidente della Federazione Nazionale Maestri del lavoro, Elio Giovati nel Salone dei Corazzieri con il Presidente della Federazione Nazionale Cavalieri del Lavoro, Ugo Salerno  e il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante il suo discorso degli auguri, nel Salone dei Corazzieri, di fronte ai rappresentanti delle Istituzioni, delle forze politiche, della società civile e delle Associazioni.

 

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