home > Comunicazione > LA CADUTA DI “ARGO 16” A PORTO MARGHERA

LA CADUTA DI “ARGO 16” A PORTO MARGHERA

Foto/Video

Il Maestro del Lavoro Lando Arbizzani racconta la Caduta di Argo16: 23 novembre 1973 alle ore 7:54 precipitò tra gli stabilimenti Montedison e Montefibre di Porto Marghera. Tutto avvenne in pochi istanti: un’accelerazione rumorosa fu seguita da due esplosioni e subito si alzò una densa colonna di fumo. La disperata manovra finale salvò la vita a decine di tecnici e operatori presenti all’interno dell’edificio.

Con l’aiuto di un amico Pilota e produttore di Documentari, fornite le coordinate ed i tempi del volo, abbiamo realizzato un video: “L’ultimo volo di Argo16” che porta gli osservatori a condividere quei momenti nei luoghi dove il fatto è accaduto, confesso che completando il montaggio delle riprese e registrando i commenti relativi sono stato pervaso da una forte emozione.

Introduzione: Il 23 novembre 1973 alle ore 07:54 è una data che non potrò mai dimenticare: quella mattina, il velivolo militare Argo16 precipitò tra gli stabilimenti Montedison e Montefibre di Porto Marghera. La giornata lavorativa nell’Officina di Manutenzione, di cui ero responsabile, era appena iniziata con il suono della sirena alle 07:45. Era una fredda mattinata novembrina; alcuni banchi di nebbia si muovevano lentamente verso la Laguna di Venezia. Mi trovavo sotto il portico davanti all’Officina, intento a consegnare commesse e permessi di lavoro agli operai per un intervento manutentivo programmato, quando l’improvviso rombo di un motore sovrastò il consueto rumore di fondo della fabbrica. Ci fermammo tutti, sorpresi, in un silenzio carico di tensione.

Il Momento dell’Incidente

Tutto avvenne in pochi istanti: un’accelerazione rumorosa fu seguita da due esplosioni e subito si alzò una densa colonna di fumo. Ancora scossi, sentimmo la sirena della vicina caserma dei Vigili del Fuoco, seguita dall’annuncio all’altoparlante: “Allarme! È caduto un aereo alla Montefibre.” Mio padre quel giorno era in servizio dalle 06:00 presso l’Infermeria di Montefibre, situata all’ingresso della Direzione di Stabilimento, proprio nella zona da cui si levava il fumo, a poche centinaia di metri da me. Rientrato in ufficio, provai a contattarlo telefonicamente, ma non ottenni risposta, aumentando la mia preoccupazione.

Di lì a poco fui contattato dal mio capo, che dalla lontana Officina Centrale mi ordinò di recarmi immediatamente a verificare eventuali danni agli impianti per organizzare possibili interventi. Dopo aver dato le disposizioni necessarie all’Officina, mi diressi verso il luogo dell’incidente.

Scene dal Luogo della Tragedia

Davanti alla Palazzina del Centro Elaborazione Dati trovai un muratore seduto a terra, in lacrime; dietro di lui, un pezzo d’ala era infilato nell’ingresso. Mi avvicinai per sincerarmi delle sue condizioni e mi raccontò che, alzando lo sguardo al suono del motore, aveva visto l’aereo arrivare così vicino che l’ala l’aveva quasi colpito. Visto che era incolume e parlando con me si era calmato, lo salutai e proseguii verso la Montefibre, dove la zona era ancora invasa da piccoli fuochi tra numerose auto distrutte; le cancellate su Via della Chimica erano abbattute, e un’area di circa duecento metri per quaranta era disseminata di rottami fumanti e resti umani, che per rispetto non descriverò. Parallela alla strada, una trincea conteneva la linea del vapore proveniente dalla Centrale Edison: un tubo d’acciaio da trenta centimetri di diametro, affiancato da una conduttura più piccola per la condensa. Entrambe le tubazioni risultavano tranciate e parzialmente divelte dalla loro sede. Secondo gli ordini ricevuti, iniziai una prima analisi per organizzare le riparazioni necessarie.

Le Ore Successive e le operazioni per il Ripristino

Solo verso mezzogiorno ricevetti notizie di mio padre: aveva soccorso un addetto alle pulizie colto da infarto alla vista dell’accaduto, portandolo all’ospedale e salvandogli la vita. Per quanto riguarda il mio intervento, il lavoro nelle strutture danneggiate richiese due giornate con una squadra di operai e tecnici per ripristinare le linee di vapore e condensa, dalle sei del mattino alle venti di sabato, mentre un convoglio del 51° Stormo dell’Aeronautica caricava e portava via i rottami. La domenica seguente, con lo stesso orario, completammo il lavoro e rimettemmo in funzione le linee dopo i controlli radiografici. Un evento così non si può dimenticare, anche per il timore provato per la sorte di mio padre, di cui non ebbi notizie per ore, specialmente dopo aver visto i rottami vicino alla porta della Direzione, dove si trovava l’Infermeria.

La Testimonianza e l’Analisi Successiva

A distanza di quarantotto anni, nel 2022 fui chiamato a testimoniare sull’evento al Museo M9 di Mestre, dove raccontai la mia esperienza e formulai una personale ipotesi sulle modalità della caduta dell’aereo. Al termine del racconto, due persone all’epoca presenti in Direzione Montefibre confermarono la validità della mia esposizione: ciò alimentò la mia curiosità e iniziai ad approfondire l’argomento attraverso nuove risorse offerte da Internet e contatti con storici e tecnici anche stranieri. L’esperienza come Analista Tempi e Metodi, maturata durante la mia carriera aziendale, riemerse dalla memoria e mi fu utile per selezionare i dettagli rilevanti tra i molti documenti raccolti. Come analista, ho maturato una convinzione: “I fatti sono le pietre che lastricano la strada verso le certezze.” Sono anche pilota, in base a queste esperienze ho scomposto quanto in mio possesso sulla vicenda in elementi verificati, analizzati singolarmente, eliminando perizie e affermazioni palesemente volte a confondere le idee a chi avesse voluto saperne di più.

Elementi Certi e Considerazioni Finali

  • L’aereo decollò alle 07:30 (inchiesta del Giudice Carlo Mastelloni).
  • Lo schianto avvenne alle 07:54 (testimonianza personale e due dipendenti Montefibre).
  • Il volo durò almeno 20 minuti, percorrendo oltre 40 km a una velocità minima di 120 km/h, parte dei quali con un solo motore in funzione, il velivolo era quindi manovrabile fino alla fine.
  • Dalla traiettoria di caduta si deduce che i piloti cercavano di rientrare all’Aeroporto Marco Polo.
  • Al momento dell’impatto, l’aereo stava planando e negli ultimi istanti accelerò cercando di evitare lo scontro frontale con l’edificio.
  • Uno degli Ufficiali interrogati dal Giudice Carlo Mastelloni, Pilota dell’Aeronautica Militare, accennò alla possibilità che si fosse verificato ghiaccio ai Carburatori
  • L’analisi delle eliche (unico fatto documentato) affermò che il motore destro era fermo al momento dell’impatto.
  • Alla luce di quanto sopra, l’unica causa plausibile è la formazione di ghiaccio nei carburatori: né guasti né eventuali sabotaggi all’impianto di riscaldamento dei carburatori sarebbero stati rilevabili dall’equipaggio durante i controlli e la check list; il riscaldamento va attivato solo se necessario subito dopo il decollo (come risulta dai manuali per piloti e manutentori del C47).
  • Le condizioni Meteo di quel giorno (bassa temperatura, alta umidità nell’aria, banchi di nebbia al suolo, richiamavano le condizioni per le quali il Manuale prescriveva l’uso del riscaldamento ai carburatori a qualsiasi regime dei motori pena il loro malfunzionamento o lo spegnimento
  • L’esplosione della fusoliera, insolita per le modalità dell’incidente, fu causata dalla rottura delle linee del vapore che, danneggiando la parte inferiore dell’aereo prima dell’impatto al suolo, causarono la rottura dei serbatoi ventrali, gli unici contenenti carburante.
  • La disperata manovra finale salvò la vita a decine di tecnici e operatori presenti all’interno dell’edificio.

Questi elementi, maturati attraverso l’analisi e la riflessione, rappresentano le certezze che sono emerse da quella tragica giornata e dagli studi successivi. Con l’aiuto di un amico Pilota e produttore di Documentari, fornite le coordinate ed i tempi del volo, abbiamo realizzato un video: “L’ultimo volo di Argo16” che porta gli osservatori a condividere quei momenti nei luoghi dove il fatto è accaduto, confesso che completando il montaggio delle riprese e registrando i commenti relativi sono stato pervaso da una forte emozione.

Mdl Lando Arbizzani

Nella immagine: il disegno sull’ultimo volo di Argo 16 e alcune immagini della caduta del velivolo