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Consolato Provinciale di Rimini della Federazione

 Maestri del Lavoro d'Italia

P.le Bornaccini n 1 c/o Provincia di Rimini – Centro per l’impiego (Cap. 47923) –  Rimini

Tel 0541-786606   Fax 0541-786606

 

Indirizzo e-mail: rimini@maestrilavoro.it

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SCUOLA/LAVORO – CONSOLATO PROVINCIALE DI RIMINI

 

Faccio parte del gruppo “Scuola/Lavoro” del Consolato Provinciale di Rimini e ho ritenuto utile introdurre l’argomento “lavoro” anche nelle scuole elementari.
E’ nato così il laboratorio sui mestieri scomparsi, argomento molto adatto alle classi quarte, perché l’approfondimento sul lavoro fa parte del programma didattico.
Mi presento come Maestra del Lavoro, spiego ai ragazzi chi sono i Maestri del Lavoro e cosa hanno fatto, per meritarsi l’onorificenza della Stella al Merito; Stella che porto con me perché possano guardarla ed ammirarla.
Da tre anni porto avanti un laboratorio sulle fiabe che parte dal nido, per arrivare alle classi terze elementari.
La Maestra del Lavoro, nota come nonna Azzurra, è ormai cercata in tutti i plessi scolastici di Rimini.
Poiché credo fermamente nel valore del racconto orale e nel fascino della fiaba, ne ho preparata una per grandi e piccini, che userò come materiale didattico nelle classi quarte elementari.

LA STORIA DI UNA STELLA

C’era una volta una stella che era stanca di brillare in cielo solo nelle notti serene.

Decise, allora, di scendere sulla terra e, dopo un lunghissimo volo cadde in un prato dove si stava svolgendo il raduno delle onorificenze.

Il Collare della Santissima Annunziata, le Croci di Grand’Ufficiale e di Gran Cavaliere al merito della Repubblica consce della loro importanza se ne stavano in disparte e guardavano le altre con gran sussiego. Le varie Croci dei Cavalieri di Malta, del Santo Sepolcro, di San Giorgio salmodiavano raccolte in circolo. Le decorazioni dei Commendatori e dei Cavalieri del Lavoro discutevano animatamente di problemi economici. Le medaglie d’oro, d’argento e di bronzo al valore civile e militare stavano sull’attenti come dovessero sfilare in parata.

La stella si guardava intorno stupita e si chiedeva se non fosse stato più logico ritornare lassù in cielo, dove almeno sarebbe stata in compagnia, quand’ecco quattro automobili si fermarono al limitare del prato.
Da una Limousine nera scese un autista in livrea che invitò a salirvi le onorificenze più importanti; da una Augusta, vecchia ma ancora molto dignitosa, uscì un uomo con una lunga barba, avvolto in un bianco mantello, che fece salire  tutte le decorazioni dei “santi” cavalierati; le croci dei Commendatori e Cavalieri presero posto in una Giardinetta, ma protestarono subito perché stavano troppo strette, in effetti erano le più numerose; un generale in alta uniforme fece accomodare tutte le medaglie al valore su una Jeep. Una medaglia di bronzo si rivolse alla stella e le chiese: “ ma tu non vieni?”
La stella si strinse nelle spalle e rispose che nessuno l’aveva invitata.

Quando tutti se ne furono andati, e nel prato c’era solo la stella, arrivò una macchina blu di rappresentanza con la dicitura “ Ministero del Lavoro”, scesero due commessi del Senato che si guardarono intorno con molta attenzione e uno di loro gridò: “ eccola l’ho trovata”! Raccolsero con gran cura la stella e la deposero nell’auto.
La stella, impaurita, pensò che quelli lassù, accortisi della sua fuga, l’avessero fatta cercare per infliggerle chissà quale castigo.

I commessi, invece, si diressero velocemente verso la città, scesero davanti a un palazzo maestoso, salirono un ampio scalone, entrarono in una gran sala e consegnarono la stella ad un signore, che sembrava il capo di una commissione di esperti riunita intorno ad un tavolo.
Il capo dichiarò: “niente, meglio di una stella, può premiare un lavoratore che si sia distinto per dedizione, onestà, capacità, rettitudine nello svolgimento del suo lavoro, per il bene della sua azienda e del suo paese”.

 Sarà chiamata “Stella al merito del Lavoro” e chi l’otterrà avrà anche  il titolo di “Maestro del Lavoro”.

La stella poté brillare, come aveva desiderato, anche nelle notti buie, perché si sa che le notti non possono essere sempre serene.

                                                                                   Consolato di Rimini

                                                                                   (Mdl Azzurra Faeti)